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Finestre Palazzo Comunale - sec. XV

FELIZZANO E LA SUA STORIA

All'unificazione dell'Italia, nel 1861, Felizzano contava 2.453 abitanti; nel 2004 la sua popolazione ammonta a 2.404 unità, a cui occorre aggiungere un centinaio di non 

residenti. Nella graduatoria demografica occupa il 20° posto tra i 190 comuni della nostra provincia.Il suo territorio si estende per una superficie di 25 Kmq. , che , dai fertilissimi terreni in valle Tanaro, si congiunge alle ultime propaggini del Basso Monferrato ( mt. 192 s.l.m.), in prossimità di Altavilla e Viarigi.  Il centro abitato è sito su un terrazzamento naturale ( mt. 114 s.l.m.) che guarda , verso sud , la predetta valle. Come già evidenzia il nome, Felizzano  (Felicianum) affonda le radici in epoca romana ( probabile fundus gentilizio con popolazione sparsa) , rientrando nella giurisdizione del municipium di Hasta ( I sec. a.C.) Di Asti seguì la vicenda storica: dalle invasioni barbariche, al dominio dei Longobardi, a quello dei Franchi ( secc. V – IX) .  Nell’anno 880 , l’imperatore Carlo il Grosso, ultimo dei Carolingi, dona  la cortem de feliciano al monastero milanese di Sant’Ambrogio, al quale resterà soggetto fino agli inizi del sec. XI .  Di poi passa in potere degli Aleramici.  Infatti, nel primo trentennio del sec XII sarà, soprattutto, la famiglia marchionale degli Ardizzone ( consanguinea degli Aleramici di Occimiano e di Monferrato ) a signoreggiare sul castro et villa felizani. Nel 1155 , dopo la presa di Asti ( a cui gli Ardizzone si erano sottomessi nel 1135)  ad opera dell’imperatore Federico Barbarossa , il borgo entra a far parte dei domini del marchese di Monferrato Guglielmo il Vecchio, restandovi sino alla fine del sec.  XIII,  seppur conteso e , talora, occupato dagli Astesi. Nel 1292, dopo la morte in cattività, per mano degli Alessandrini, del marchese Guglielmo VII , il comune di Asti, loro alleato, poté impadronirsi del luogo .  Nel 1303 torna in potere del nuovo marchese monferrino Giovanni I . Nel 1372 muta ancora principe: è la volta di Galeazzo II Visconti , signore di Milano, che lo strappa al marchese Giovanni II Paleologo.  Terra da sempre agognata dai marchesi di Monferrato , per la sua posizione strategica , sia militare sia viaria e commerciale, Felizzano venne riconquistato da quei marchesi nel 1452 e verrà a loro riconosciuto in feudo dal duca di Milano Francesco I Sforza, alla pace di Lodi del 1454.  Al Monferrato resterà sino al 1533.  Quindi torna al ducato di Milano. Deceduto l’ultimo degli Sforza, Francesco II , nel 1535, il luogo viene incorporato nell’Impero.  Nel 1556, l’imperatore Carlo V abdica, assegnando al figlio Filippo II il regno di Spagna con i possedimenti italiani.  Felizzano, in quanto terra del ducato milanese, è assegnato alla corona di Spagna.  Nel 1707, durante la guerra per la successione spagnola, è annesso ai domini del duca di Savoia, poi re,  Vittorio Amedeo II. Nel 1799, come il resto del Piemonte, viene occupato dalla Francia rivoluzionaria , alla quale apparterrà sino alla caduta di Napoleone Bonaparte nel 1814. Durante la dominazione napoleonica, Felizzano , sarà sede di Cantone, nella sottoprefettura di Alessandria, comprendente i comuni di Annone , Cerro Tanaro, Masio, Refrancore, Quargnento, Quattordio e Solero, per una popolazione complessiva di oltre 18.000 abitanti.  Con il ritorno dei Savoia, nel 1814, sarà trasformato in capoluogo di Mandamento. Sin dall’età romana, per tutto il Medioevo e fino al termine del Seicento, il borgo rappresentò un punto nodale per le comunicazioni ed i traffici fra Basso Monferrato casalese ed Alto Monferrato acquese, tra Alessandria ed Asti, essendo il suo territorio attraversato da importanti strade: dalla romana Via Fulvia, alla medievale via per la Francia , alla monferrina Strada Franca, che da Fubine, tramite  il porto di Felizzano sul Tanaro, già attestato nel 1156, conduceva a Bergamasco e nel Genovesato.  Fu , pure, una terra di frontiera tra Stati diversi, sottoposta al frequente transito di eserciti in armi , ad assedi e saccheggi ( tra i quali si rivelarono particolarmente cruenti quelli del 1230, del 1447, del 1617 e del 1642) .  Paradossalmente, per le medesime ragioni, il borgo godette, sin dalla fine del sec. XII, di una amplissima autonomia amministrativa, giudiziaria, fiscale e daziaria;  non soggetto ad alcun feudatario o signorotto locali, ma dipendente direttamente dal potere sovrano.  Ordinamenti comunali dovettero esistere già all’inizio del sec. XIII;  la prima notizia certa del Comune risale al 1266. Dalla metà del sec. XX , Felizzano ha vissuto una profonda trasformazione della sua economia, che da agricola è passata ad industriale, con una significativa presenza di attività commerciali ed artigiane.  Trasformazione che , nel 1975, ha portato il nostro paese, insieme al vicino comune di Quattordio, a costituire uno dei maggiori poli industriali del Piemonte sud orientale (componentistica per auto e vernici). Attualmente , Felizzano, è sede dei principali servizi intercomunali interessanti una decina di comuni .  Dall’istituto scolastico comprensivo, al distretto socio-assistenziale ( CISSACA), al sub distretto sanitario della ASL 20, al servizio di guardia medica, alla locale Croce Verde, al centro operativo misto di protezione civile ( COM n° 6 ). Testimoni di così antica storia restano alcuni monumenti dell’architettura religiosa e civile.  Il tratto meridionale della imponente cinta muraria che racchiudeva l’abitato ( sec. XII) ; la massiccia torre quadrangolare , che domina il centro storico,  che fungeva da comando dell’intero sistema difensivo ( sec. XIII) , la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, con bella torre campanaria ( sec. XIII) ; la chiesa di San Pietro ( sec. XII), le chiese di San Rocco e della Madonna della Fonte ( secc. XIII-XIV) ; le eleganti finestre in cotto, datate 1441, che adornano la parete nord del palazzo comunale.  Pregevole, poi, il patrimonio pittorico custodito nelle nostre chiese , con opere che vanno dalla fine del Quattrocento agli inizi del Novecento, tra cui segnaliamo quelle di Gandolfino da Roreto, del Moncalvo, dell’Alberini, del Grassi, di Luigi Morgari.






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